PSICOMOTRICITA’ RELAZIONALE
Per bambini dai 3 ai 10 anni


La psicomotricità relazionale si basa sul GIOCO e fa vivere ai bambini un’esperienza bella e piacevole, naturale e spontanea, che pone attenzione alle esigenze personali di ogni bambino e ne favorisce la crescita armoniosa con sé e con gli altri.

E’ di aiuto al bambino perché gli da la possibilità di esprimere se stesso e tutte le sue emozioni, a volte conflittuali, legate alle esperienze della crescita, in un percorso che dà attenzione, accoglienza, possibilità di contenimento, trasformazione e cambiamento.
Il bambino, che necessita di esperienze e significati che partono dal corpo e dalla relazione in una dimensione giocosa, viene sostenuto nel sperimentarsi con tutte le proprie capacità creative e può trovare modi per vivere e star meglio con se stesso, oltre a nuove strategie di relazione con gli altri. Vengono proposti incontri settimanali da ottobre a maggio.

 


PSICOMOTRICITA’ RELAZIONALE

Percorsi per famiglie con bimbi da 8 mesi a 3 anni


Per i bambini di questa età tutto è gioco e tutto è una scoperta. Ed è proprio tramite il gioco che essi fanno con così grande concentrazione che imparano sia dal punto di vista cognitivo (cosa vuol dire morbido, alto, lungo,..), sia dal punto di vista affettivo emozionale (cosa è l’altro, la separazione, la paura,…).

Avete notato che qualsiasi oggetto abbiate in mano interessa al bambino? Non è il colore dell’oggetto o la sua forma che lo colpisce, ma il valore affettivo che gli dà solo perché è nelle vostre mani. Ecco perché ogni esperienza, prima di essere capita cognitivamente, è interiorizzata affettivamente: si impara prima con il cuore e poi con la mente. In questo sta una grande funzione del genitore, di saper comunicare con il figlio attraverso il gioco per poterlo accompagnare nella crescita.
Questi percorsi avranno la durata di 12 incontri. In questo tempo cercheremo di imparare ad essere osservatori del linguaggio corporeo nostro e del nostro bambino, imparando ad ascoltarlo, a meravigliarci delle sue scoperte, a sentire le sue difficoltà, ad interrogarci sulle possibili risposte alle domande che i nostri figli ci provocano.